Killing Fields a Phnom Penh
Nei Killing Fields, i campi di sterminio del regime, è stato come se potessi sentire i fantasmi di 2.000.000 di uomini, donne, bambini, anziani, deportati da Phnom Penh sotto il regime dei Khmer Rossi.
Non ero preparato a vedere questo posto, non ero preparato a vedere tutta questa bellezza e tutta questa miseria, non ero preparato ad incontrare l’odore della morte intorno a me e nei campi di sterminio.
I Khmer Rossi credevano che l’origine, la fonte, di tutti i problemi moderni, le difficoltà, le differenze sociali, l’ingiustizia, fosse la città. Sino qui potrei essere anche d’accordo.
Ma nella loro follia il loro l’uomo nuovo l’uomo della nuova era doveva vivere e lottare per la vita nella campagna, non nelle comodità, come era in epoche antiche come era stato durante il glorioso e antico impero Khmer.
Così, quando i Khmer Rossi entrarono a Phnom Penh vincendo di fatto la guerra contro l’esercito regolare fedele al Re ed un gruppo di idioti consiglieri americani, decisero di evacuare la città.
Anche i malati degli ospedali furono trascinati in campi di riso al lavoro.
Molti di loro semplicemente morirono lungo la strada prima di raggiungere qualsiasi destinazione, molti sono stati uccisi subito dopo, altri dalla fame e gli stenti di anni, o più tardi nei Killing Fields.
E’ stato il più grande esperimento sociale di tutti i tempi, nessuno poteva pensare di essere preparato a quello, più di 3 milioni di cambogiani morirono di fame, lavorarono sino a morire nelle risaie, per malattie, o semplicemente uccisi perché erano medici, insegnanti, politici, ingegneri o semplicemente non agricoltori e quindi non degni di servire il partito. Questo era il vero incubo, la grande idiozia.
Sono stati costretti a piantare e coltivare il riso per essere venduto alla Cina in cambio di armi, c’era il riso per l’esercito certo, ma non per la gente.
Un’intera generazione di bambini è stato lasciata senza genitori, un intero popolo è stato privato della sua anima della sua mente.
Ho visitato il mausoleo, le vecchie carceri, i campi di sterminio.
Ho lasciato Phnom Penh con una sola domanda: come è potuto accadere? Dove era il mondo?
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